Quando mi chiederanno che cosa ho fatto negli ultimi 50 anni, risponderò: «sono andato a letto tardi», in effetti perché stavo scrivendo. Mi chiamo Hamilton Santià, e porto un nome straniero senza titoli ereditari e senza nessuna storia interessante da raccontare, forse è per questo che ho cominciato a scriverle. Ho cominciato con il calcio, per poi passare alla musica fino ad arrivare alla comunicazione politica. In questo momento curo la comunicazione di un europarlamentare del Partito Democratico.
hamilton santià 2Ho scritto due libri, un romanzo di cui non sono particolarmente fiero e un compendio sugli Oasis la cui lunghezza stupisce tutti (me in primis). Ho fatto un disco che non è mai uscito perché ho sempre avuto la tendenza a litigare con tutti nei momenti cruciali. Collaboro con siti (Gli Stati Generali), riviste (Il Mucchio Selvaggio) e sostanzialmente con chiunque ritenga di darmi uno spazio affine (ho scritto anche per l’Unità e Pagina 99). Sto finendo un Dottorato di Ricerca in Storia del Cinema all’Università di Torino – città dove sono nato e dove ho sempre vissuto tranne una breve parentesi londinese – e mi sono sempre occupato di cultura americana.
Collaboro con Miew perché ho sempre creduto che una volta incontrate le migliori menti della mia generazione, le avrei seguite. Comincio ad avere paura.

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