By Hamilton Santià

Di social media fail se ne vedono tanti. Non tutti sono capaci di usare i social network in maniera costruttiva. Anzi. Spesso quello che può essere un contenitore di dialogo costruttivo, di circolazione di contenuti, di discussione, diventa niente più che l’appendice – amplificata – della chiacchiera da bar: ci si sfoga, si scrivono le prime cose che passano per la testa, non si misurano le conseguenze. E qui si sbaglia, perché ogni post pubblicato su Twitter o Facebook non è neutro, ma è un fatto, una fonte. Ieri, mentre tutto l’internet stava commentando – con alterne fortune – i fatti del Canale di Sicilia, i Nobraino hanno pubblicato questo status sulla loro pagina ufficiale.

nobraino [foto1]

I Nobraino sono un gruppo indie che ha guadagnato un discreto seguito negli anni grazie a concerti in giro per tutto il paese, qualche apparizione al Concerto del Primo Maggio (in un’edizione il cantante si è rasato i capelli in diretta, momento a uso e consumo degli utenti di YouTube, probabilmente) e una vita stanziale in quella “interzona” tra il mainstream e la nicchia che rende le band sostanzialmente amorfe e prive di responsabilità. In questo contesto, l’uscita della band ha sortito un ragionevole “effetto boomerang”. Commenti violentissimi contro il gruppo, contro la loro mancanza di tatto, il cattivo gusto di quello che al meglio viene definito cinismo. Negli anni in cui la cosa fondamentale è avere il controllo assoluto del messaggio, i Nobraino hanno perso l’occasione per stare zitti, confondendo la «libertà di parola» con la «responsabilità di parola»: essere liberi non vuol dire poter affermare ogni cosa ci passa per la testa, soprattutto se siamo dei personaggi pubblici con una pagina Facebook da 49 mila ‘Like’. Ovviamente, si è provveduto a modificare il contenuto, in modo abbastanza ‘amatoriale’, diciamo.

nobraino [foto2]

 

Facebook permette di ‘tracciare’ praticamente tutto (a riguardo dell’onnipotenza del sito di Zuckerberg, vi consiglio questa lettura). Ogni modifica è, in realtà, indelebile nella memoria storica. E questa cosa amplifica il social media fail. Soprattutto perché al posto di un messaggio di scuse (che avrebbe parzialmente riaccreditato il gruppo), si è preferito spostare le virgole: il classico caso in cui la pezza peggiora il danno. E infatti, infine, quando ormai tutti avevano letto quanto successo, si è deciso di lasciare questa frase: «La realtà è di cattivo gusto».

Adesso, sulla pagina della band, non c’è un messaggio di scuse, ma questo.

nobraino [foto3]

 

Spostare il problema facendo finta che non sia successo niente. Il benaltrismo da social al posto della presa di responsabilità. Un altro fail, questa volta, se possibile, ancora più grosso proprio perché aggiunge inappropriatezza all’inappropriatezza. E infatti ci sono due ragionevoli effetti boomerang. Il primo, la perdita di consensi della band, che in poche ore perde follower.

nobraino [foto 4]

 

Il secondo, più sostanziale, è in questa dichiarazione di Roy Paci.

nobraino [foto5]

 

Danno reputazione e danno economico. Il pranzo è servito. Pacchetto completo. Dopo anni e anni di «purché se ne parli» abbiamo (finalmente?) un contesto in cui la responsabilità di parole ci mette davanti alle nostre scelte e alle conseguenze di quanto fatto. Perché in un epoca in cui la comunicazione si sviluppa anche sui social, il capitale reputazionale diventa un valore di scambio fondamentale, e i meccanismo dell’engage si misurano anche attorno a questo e non più alla capacità di creare buzz indistinto. Insomma, dopo questo fail, considerando l’universale solidarietà di tutto il mondo musicale attorno a questa tragedia, oltre alla sostanziale politica ‘di sinistra’ di grand parte delle organizzazioni di festival e affini, cosa resta ai Nobraino? Probabilmente è presto per dirlo, ma diversi ‘addetti ai lavori’ hanno già dichiarato di non voler più avere niente a che fare con la band.

 

Ecco cosa vuol dire non pesare le parole, non preoccuparsi delle conseguenze e voler essere sempre e comunque ‘sopra le righe’. In una generazione che sta riscoprendo l’empatia, la vicinanza e la solidarietà, questa manifestazione di cinismo travestita da furbizia ha gettato un’ombra indelebile sulla band. Che adesso dovrà affrontare un’improvvisa, quanto inesorabile, perdita di credibilità. E tutto per un post sbagliato su Facebook.

Negli ultimi minuti, inoltre, hanno pubblicato questo messaggio.

nobraino [foto6]

 

Al di là delle (tardive) scuse, emerge qui la totale assenza di strategia. Ogni membro della band si esprime in totale autonomia, senza concordare con gli altri le uscite, che sono pubbliche, che hanno conseguenze sulla carriera della band, che determinano la credibiltà e la reputazione del ‘brand’ dietro il quale il messaggio viene scritto. Se possibile, questa confessione rende ancora peggiore tutta la faccenda, perché vuol dire che un gruppo del genere non ha la minima idea di cosa voglia dire comunicare tramite i social network, che prende tutto come un gioco e non ragiona minimamente su come certe dinamiche possano influire negativamente sul percorso del gruppo. E no, non si tratta dell’errore di un singolo che ha «urtato la sensibilità», ma l’errore di una band che ha perso davvero moltissimo capitale reputazionale.

Annunci