By Andrea Marcolongo

Sono giorni che m’interrogo sull’efficacia comunicativa del nuovo video pubblicitario dell’acqua Vitasnella, intitolato The Perfect Woman e diffuso sui social con l’hashtag #MeStessaAlMeglio.

E no, non è che non ho altro da fare. E no, non è che mi interroghi sulla bontà dell’acqua pubblicizzata. O forse un po’ sì: mi continuo a domandare perché dell’acqua che sarei tenuta a correre ad acquistare m’importa poco o nulla, ma quel video non riesco proprio a togliermelo dalla testa. Qualcosa ci ho capito, e voglio provare a raccontarvelo.

Per chi si fosse perso il video The Perfect Woman, realizzato dall’agenzia Saatchi&Saatchi, ecco un riassunto: una donna decide di sottoporre il suo corpo al giudizio di otto sconosciuti. La protagonista è all’interno di uno studio, ripresa da diverse telecamere e, attraverso un complesso sistema di video mapping, gli sconosciuti hanno la possibilità di modificarne il corpo in tempo reale. Zigomi, labbra, fianchi, addome, gambe: le modifiche richieste si sommano, dando alla donna un aspetto artificiale, al limite dell’alieno. Il messaggio è chiaro: inutile sforzarsi di piacere a tutti, la bellezza perfetta non esiste e ogni donna è bellissima essendo semplicemente se stessa. #MeStessaAlMeglio, ergo sum.

Poco importa se la decisione di essere finalmente se stessa la ragazza la prende sorseggiando (per lo spazio di pochi secondi in un video della durata di due minuti e mezzo) una bottiglietta dell’acqua pubblicizzata. Il sorso d’acqua è inverosimile e marginale anche per gli ideatori del video: se decideremo di bere quell’acqua sarà per altre ragioni, la bottiglietta poteva persino essere omessa. Se decideremo di bere davvero quell’acqua, sarà perché questo video non si dimentica facilmente.

Vitasnella the perfect woman

Quindi, perché non riesco a smettere di pensarci? Perché, con una musica, una regia, una sceneggiatura, una direzione della fotografia da film thriller alla Luc Besson, il video The Perfect Woman colpisce in pieno centro (per essere precisi, in pieno stomaco) uno dei sentimenti più viscerali che tutti gli esseri umani -non solo le donne- provano, da sempre: l’insicurezza.

Fin da bambini madri, padri, sorelle, zie, amici, compagni di classe, colleghi etc etc. ci hanno sempre “suggerito” come dovremmo essere: suggerimenti amorevoli, ma anche consigli non richiesti,  fintamente innocenti battute, poco simpatiche frecciatine, indimenticabili prese in giro, figuracce che ci hanno fatto sentire sbagliati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

the perfect woman 1

Come saremmo, oggi, se avessimo ascoltato tutti per davvero e avessimo messo in pratica i loro “suggerimenti”? CentroBingo della comunicazione. The Perfect Insight.

Strano, forse un po’ scontato, che testimonial di questa insicurezza sia una donna, da sempre vittima di stereotipi estetici e sociali, e soprattutto il suo corpo: in fondo, sempre di una réclame dell’acqua si tratta e si sa che il corpo è fatto soprattutto di questo, di acqua.

Tutti ci vogliono dire cosa dovremmo fare per essere belli, bravi, smart, realizzati, in forma nel 2015, sia che siamo uomini e sia che siamo donne.

the perfect woman 2

E noi ancora qui, ogni giorno, a fare i ribelli per essere noi stessi al meglio (cit.). Senza lasciare che nessuno ci dica come dobbiamo essere. E non stiamo parlando di bellezza e di canoni estetici, come racconta la superficie del video: molti di noi sono scesi da tempo a patto con lo specchio. Sotto quella superficie, c’è l’insicurezza umana che ci striscia dentro fin da bambini ed ecco che uno spot come The Perfect Woman riesce a parlare alla nostra pancia molto più dell’acqua che beviamo. Soprattutto, riesce a non farsi dimenticare.

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